Scritto per il sabato santo dell’anno 2017
Il sabato santo è l’unico giorno dell’anno in cui non si celebra la messa.
Il tabernacolo è spalancato e vuoto. Nessun cero è acceso, tutto è spoglio.
Se il giovedì e il venerdì santo sono i luoghi intensi della coena domini e della via crucis, ritrovarsi di fronte al silenzio fa pensare.
Che senso ha questa giornata senza riti e senza liturgie?
Il giorno del silenzio.
Guardandolo dalla prospettiva dell’oggi assume un aspetto paradossalmente ecumenico.
E se la verità della religione fosse anche la chiesa, la sinagoga, la moschea, il tempio deserto, senza un rito?
Se anche domani non ci fosse nessuna liturgia, e domani l’altro lo stesso?
Nella nostra cultura non è raro trovare credenti, che ammettono anche il valore rassicurante della religione, o non credenti che ne mettono in evidenza l’aspetto consolatorio come difesa contro le angosce della sparizione, la paura della fine e le ingiustizie della vita.
Dopo la coena domini e la via crucis, nel sabato santo mi occorre tenere insieme morte e resurrezione. Riconoscere, vivendo, il senso del morire, nell’attesa che qualcuno mi faccia risorgere.
È questo il tempo del sabato santo, del silenzio.
Il tempo durante il quale guardo in faccia la morte fino in fondo, fisso un cielo vuoto, percepisco il silenzio di Dio, non lo vedo, non mi sento garantito e rassicurato. Mi sarebbe più agevole passare dal venerdì santo direttamente alla domenica di Pasqua, per non dover attraversare il timore dell’assenza di Dio, la percezione della mia impotenza, il rischio personale di confondere il silenzio con il nulla e con il non senso.
Dalla base di al Shayrat in Siria sarebbe partito l’attacco chimico di Martedì 4 Aprile, provocando più di 80 morti. Venerdì 7 Aprile, il presidente degli Stati Uniti ha confermato di aver ordinato il bombardamento della base militare con 59 missili Tomahawk e ha invitato le “nazioni civili ad unirsi agli Stati Uniti per far cessare il massacro”.
Si contano i morti, aspettando la risposta della Russia.
Domenica 9 Aprile, in due chiese Copte, a Tanta ed Alessandria in Egitto, la domenica delle Palme è stata di altro sangue.
Si contano i morti, le vite non contano.
Cosa c’entra Dio, islamico o cristiano, in tutto questo?
Chi decide di uccidere?
Chi fomenta l’odio? Chi brucia la speranza?
Chi inganna le menti che partoriscono discorsi bugiardi?
Chi determina e sceglie le vittime sacrificali?
Il tempo del sabato santo è il tempo anche per i potenti della terra – tutti – sedicenti credenti di ogni religione, di scardinare i ceppi dell’inganno, di riconoscere la propria finitudine e lasciare andare la paura della debolezza per uscire dalla casa della servitù.
Holy Saturday, the day of silence
Holy Saturday is the only day of the year on which Mass is not celebrated.
The tabernacle is empty, its door wide open. No candles are lit, everything is bare.
While Holy Thursday and Good Friday are the intense moments of the coena domini and via crucis, the silence of Holy Saturday makes us think.
What does this day without rites and liturgies mean?
The day of silence.
Looking at it from today’s perspective, it takes on a paradoxically ecumenical aspect.
What if the truth of religion were also the church, the synagogue, the mosque and temple, deserted and without rites?
What if there were no liturgies tomorrow and the day after tomorrow?
In our culture it is no rare thing to find believers who also acknowledge the reassuring value of religion, or non-believers who highlight its consoling aspects as a defense against the anxiety of disappearing, the fear of the end and the injustices of life.
After the coena domini and the via crucis, Holy Saturday asks me to hold together death and resurrection. To recognize the meaning of death, in the expectation that someone will raise me up.
This is the time of Holy Saturday, the time of silence.
The time during which I look death squarely in the face, looking at an empty horizon, perceiving the silence and apparent absence of God, and I have no guarantees, no one to reassure me. It would be easier for me to pass directly from Good Friday to Easter Sunday, so that I would not have to experience the fear of God’s absence, the perception of my own helplessness, the personal risk of confusing silence with nothingness and non-sense.
It is said that, on 4 April, a chemical attack was launched from the air base at Shayrat, in Syria, killing more than 80 people. The President of the United States of America confirmed that he ordered an attack on the air base with 59 Tomahawk missiles and he called on the “civilized nations to join the United States in seeking to mend the slaughter and the bloodshed”.
The dead are being counted as we await the Russia’ response.
On Sunday, 9 April, more bloodshed in two Coptic churches in Tanta and Alexandria, in Egypt.
The dead are counted, lives are just a number.
What does God (Muslim or Christian) have to do with any of this?
Who takes the decision to kill?
Who foments hatred? Who destroys hope?
Who deceives the minds that spout forth lying words?
Who decides and chooses the sacrificial victims?
The time of Holy Saturday is also the time for all the powerful of the earth, the self-styled believers of every religion, to destroy the mechanisms of deceit, to recognize their own finitude and abandon the fear of weakness in order to escape the clutches of servitude.
IL SABATO DEL SILENZIO (IT)
SATURDAY, THE DAY OF SILENCE (EN)
di Enzo O.Verzeletti,
traduzione dall’italiano in inglese di Stephen McKend.