Davanti al Signore un solo giorno è come mille anni
e mille anni come un solo giorno
10 dicembre 2023 – II Domenica di Avvento
Vangelo: Mc 1,1-8
Seconda lettura: 2Pt 3,8-14
La seconda lettura di questa Domenica si apre con una splendida dichiarazione che manifesta in tutta la sua portata l’enigma del tempo nella cristianità e rende superfluo, relativizzandolo, qualsiasi concetto di lentezza (o velocità): “Davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno”: viene qui annullata qualsiasi immaginaria sovrapponibilità tra la nostra idea di tempo e il tempo così com’è da una prospettiva infinita, come può essere quella di Dio.
Seguendo Pietro, ricavo alcune regole di condotta, che penso possano servire a spianare il mio, il nostro percorso ora.
Siamo umani e non possiamo immaginare l’accesso alla via che porta verso Dio (il giorno del Signore) altrimenti che collocato nel futuro.
Questo nostro limite esistenziale, questo condizionamento a immaginarci liberati nel futuro è, per me, “la questione umana” per eccellenza, problema nostro, non di Dio. Per Lui non c’è differenza di durata tra mille anni e un giorno. Eppure il Cristo è già venuto e ci ha già liberati, questo ci sfugge in continuazione ed è causa di errori frequenti.
Io credo sia necessario e sufficiente osservare la propria condotta per rendersi conto che, per noi stessi come per tutti, è impossibile esistere senza sbagliare, senza far male ad altri e a se stessi; una volta raggiunta questa comprensione, pentirsi del male compiuto è una conseguenza quasi ovvia, se si è intenzionati ad amare il prossimo come se stessi. In molti casi non è un percorso semplice, può essere molto doloroso, ma è importante lasciarsi rialzare; la preghiera ha un valore immenso, perché rende possibile la cura di quelle sofferenze e di quelle resistenze che spesso bruciano dentro di noi. Il Signore è dalla nostra parte e ci tende la mano sempre, ma noi dobbiamo poterla afferrare; solo così è possibile pacificarsi, è una vera e propria resa al potere di guarigione e di ispirazione dello Spirito. Il potere dello Spirito, quello del Cristo che viene a battezzarci una seconda volta, libera da tutte le illusioni provenienti da altri poteri fittizi e illumina la via da percorrere.
La cristianità attende con fiducia il realizzarsi della promessa di Dio all’uomo, il realizzarsi di una nuova vita per tutti gli uomini e le donne ed è per questo che dobbiamo agire in ogni modo possibile per farci trovare pronti nel giorno del Signore: non soltanto senza rimorsi e senza peccato, ma avendo amato.
Si tratta di un programma di vita, per rimanere in piedi nel mondo, già da ora alla presenza del Signore. Liberàti.
Riflettere sul brano dell’Epistola di Pietro è inevitabile in questi giorni di Avvento. “Il giorno del Signore verrà come un ladro”, ma Pietro dice anche che il Signore è paziente nel dare tempo per la conversione.
Potremmo essere tentati di dire: “Signore, allora per favore aspetta ancora un po’, mentre metto in ordine i miei affari, mentre mi preparo”: è un errore possibile, frutto un po’ della confusione, un po’ della paura, ma non fa che ritardare il realizzarsi della vita in tutta la sua pienezza.
Il Natale cade nella stessa data ogni anno, ma questo non dovrebbe trarci in inganno, perché noi siamo destinati a nascere due volte. La seconda nascita – nello Spirito – è un evento unico per ciascuno, non una stagione di tradizioni consolidate dalla routine.
Il Vangelo di Marco ci parla di un battesimo di conversione con l’acqua del Giordano: un’operazione di bonifica che spiana il terreno; l’attività di Giovanni non è qualcosa di marginale. Mette in moto un’intera regione: “Tutto il paese della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme vennero a lui; furono battezzati da lui nel Giordano, confessando i loro peccati”. Tutta la Giudea è preoccupata e l’intera popolazione si converte, perché ascolta la voce di un profeta come ai tempi antichi, tempi di speranza mai ancora pienamente realizzati. Giovanni avverte subito, che dopo di lui verrà uno il cui potere, molto più grande del suo, è proprio quello di battezzare nello Spirito.
Il Natale è l’inizio di una grande storia, che ha permeato venti secoli di umanità, eppure, immediatamente, ci rendiamo conto che l’inizio della storia non è quello; c’è qualcosa “prima”, c’è Isaia che annunciava un altro inizio, la liberazione dall’esilio e la fine della prigionia in Babilonia: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! – gridava, in modo che la gente potesse ascoltare l’annuncio e mettersi in cammino per tornare verso la terra d’Israele.
Prima di questo accorato grido di Isaia c’era stato un altro inizio, un’altra liberazione, un’altra marcia e prima della fine dell’esilio a Babilonia: la marcia dell’esodo di un intero popolo in vista della propria libertà, con Mosè alla testa. Prima ancora ci furono altre partenze, altri cominciamenti nella lunga storia del popolo di Dio: la marcia di Abramo, l’alleanza conclusa con Noè.
La buona nuova è che il Cristo, instancabilmente, di generazione in generazione, inizia con i suoi una storia nuova e sempre unica. Di inizio in inizio chiama, fa cenno, in modo che nessuno sia dimenticato o tagliato fuori. Ciascun evangelista, a modo proprio, invita ad entrare in un tempo vivente che non è iniziato duemilaventitré anni fa, che non inizia ora con noi, ma è lo stesso che hanno vissuto tutti coloro che sono venuti prima di noi e che vivranno tutti coloro che verranno dopo, un tempo che non è ancora terminato.
Quando il bambino nasce, può iniziare per noi questo tempo vitale; Il Natale rappresenta anche la nostra personale (ri)nascita ad un modo nuovo di vivere e di sentire quella forza straordinaria che ci consente di credere e testimoniare il Cristo presente tra noi, il Cristo che eternamente ci precede lungo le vie del mondo.
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