Esperienze di trasfigurazione

6 agosto 2023 – Trasfigurazione del Signore

Vangelo: Mt 17,1-9
Seconda lettura: 2 Pt 1,16-19

Pietro scrive alla prima generazione di cristiani: “Non siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate […], ma siamo stati testimoni oculari della sua grandezza.” Si riferisce alla grandezza dell’uomo Gesù nel quale si è incarnata la forza infinita e onnipotente che chiamiamo “Dio”.
In questo consiste la questione centrale, il tema missionario per eccellenza: Pietro consegna ai posteri la sua esperienza personale, un racconto nel quale ciascun cristiano potrà ritrovarsi, un’esperienza per noi, oggi, istruttiva, come lo è stata in questi duemila anni per ogni cristiano.
Pietro sta dicendo che ha vissuto la presenza di Dio nella sua vita quotidiana: è un testimone oculare, anche perché con Giacomo e Giovanni ha assistito alla trasfigurazione.
L’episodio è riportato in tutti e tre i vangeli sinottici (Mt 17,1-8; Mc 9,2-8 e Lc 9,28-36.) e viene confermato dal racconto di Pietro nella sua epistola .
Pietro è il pescatore galileo che crede ciecamente nella messianicità del Nazareno e si convincerà dell’assoluta necessità di trasmetterne gli insegnamenti.
La storia personale di questo discepolo, iniziata semplicemente, normale, così comune ai suoi tempi, prende una direzione nuova e diventa per noi una storia sacra.
Noi non siamo stati testimoni oculari di quel che avvenne quel giorno, presumibilmente sul monte Tabor; abbiamo però la certezza della veridicità del racconto. Come mai?
Perché al di là di tutti gli studi esegetici e teologici, abbiamo sospeso per un momento l’obbligo all’immediatezza della valutazione razionale e abbiamo dato credito a Pietro e ai vangeli. Ne è derivata un’esperienza innegabile: abbiamo visto la nostra vita trasfigurata, abbiamo sperimentato la presenza di Dio nella nostra vita.
In genere coloro che hanno avuto questa esperienza non la tengono per sé, ne parlano, perché altri possano intuirne la reale possibilità e provare lo stesso gioioso stupore: il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto in un campo. Si tratta di un’esperienza religiosa, non ci si può arrivare se non personalmente, non ci sono intermediari, tranne il Cristo stesso.
Qualcuno dirà: siamo stati battezzati, siamo stati mandati al catechismo, continuiamo ad andare a messa. Se si trattasse solo di questo, e non si potesse affermare di aver avuto un’esperienza di trasfigurazione, saremmo dentro una confessione religiosa a carattere esclusivamente formale.
Questo spiega anche perché la maggioranza della gioventù attuale, si dice atea.
Nel loro panorama culturale non esiste una storia sacra da ripercorrere, la trasmissione dell’esperienza di trasfigurazione si è spezzata, quindi in molti non hanno ancora avuto la possibilità di scoprire da soli che la loro storia individuale è già potenzialmente una storia sacra.
Pietro , Giacomo e Giovanni non solo erano discepoli del Nazareno, ma erano cresciuti sul terreno di una tradizione che aveva contemplato e narrato la trasfigurazione dei padri come un’esperienza possibile. L’episodio della trasfigurazione offre un significativo paradosso: in cima alla montagna, Gesù non dice quasi nulla ai suoi discepoli, ma conversa con Mosè ed Elia. Al centro della storia, c’è una voce che dice: “Ascoltatelo”.
Mosè ed Elia rappresentano la tradizione nella quale sono cresciuti i tre discepoli: la legge e i profeti, l’intera Parola rivelata. Entrambi sono portatori di esperienze di trasfigurazione.
Mosè, dopo la liberazione dalla schiavitù, nel deserto, rimane  per quaranta giorni sul Sinai, conversando con Dio. Anche Elia ha un’esperienza analoga; quando, arrivando sul Sinai, scopre la presenza di Dio non negli uragani, nelle tempeste, nel fuoco o nei terremoti, ma quando percepisce una leggera brezza sul volto.
La fede cristiana si basa sulla stessa esperienza di trasfigurazione che il popolo d’Israele conosce e tramanda fin dalla propria nascita, cioè da circa tredici secoli prima della nascita stessa del Nazareno.
Paolo espone lo stesso concetto quando esorta a non conformarsi alla mentalità del secolo, ma a trasformarsi tramite il rinnovamento dell’intelligenza per discernere la volontà di Dio (Rm 12,2).
Lo ridice una seconda volta nella seconda lettera ai Corinzi per parlare di ciò che ci aspetta nel nuovo patto, quando tutti noi, a volto scoperto, riflettiamo come specchi la gloria del Signore, e veniamo trasformati in quella stessa immagine, secondo l’azione dello Spirito (2 Cor 3,18).
Essere trasfigurati dovrebbe essere l’obiettivo di ogni cristiano, la prova concreta di una fede adulta. Non è l’esistenza della divinità a necessitare di una prova, ma la fede…
Paolo dà ancora un’indicazione “metodologica”: mettere a morte il vecchio per esporre alla luce il nuovo, caratterizzato da “giustizia” e “vera santità” (Ef 4,17.20.24).
Lasciare che la luce illumini l’oscurità, implica sospendere ogni attaccamento ai pregiudizi, rinunciare alle opinioni limitate, ai riflessi condizionati dall’egoismo, al bisogno di avere sempre ragione, ad ogni stereotipo congelato, ai pensieri subdoli e malevoli, in altri termini a tutte le possibili, umane, meschine meschinità, componenti che nascono già morti o che, in ogni caso, sono destinati ad essere ridotti in cenere.
La trasfigurazione è un processo, un viaggio, un girarsi attivamente verso la bellezza e la luce; acquisire la fede si­gnifica imparare ad agire per amore, nella convinzione che questa vita ha un’unica direzione di senso verso un e­sito buono, da qui all’eter­nità. Si tratta “solo” di acconsentire alla vita senza paura e senza pregiudizi. Come scrive S. Paolo agli Efesini:
«Svègliati, o tu che dormi, déstati dai morti e Cristo ti illuminerà». (Ef 5,14)
Scrive ancora a Ti­moteo una frase bellissima: Cristo è venuto ed “ha fatto ri­splendere la vita” (2 Tm 1,10), e lo dice dal carcere, a riprova del fatto che doveva aver sperimentato tutta la sua vita come trasfigurata dalla presenza di Cristo. Fu capace di considerare un nulla le sofferenze da lui patite, in confronto alla gloria eterna che aveva visto risplendere. 

Forse per lui tutto il creato si era fatto tra­sparente e scorgeva il divino nel fondo di ogni essere e la possibilità del grondare della luce dal volto di ogni uomo.

NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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