Gesù, vedendo la folla, ebbe compassione,
perché erano come pecore senza pastore
18 giugno 2023 – XI Domenica del Tempo Ordinario
Vangelo: Mt 9,36-10,8
Questo testo evangelico è un “manifesto” per un nuovo modo di concepire l’essere umano, Dio e la religione.
L’elemento “sovversivo” del contenuto non sfuggì alla prima generazione di cristiani, tanto che Matteo, circa 20 anni dopo Marco, lo riprenderà. Matteo fa seguire a questo episodio quello in cui Gesù chiama e invia i suoi discepoli in missione.
La domanda di oggi è: chi è veramente il pastore?
Immedesimiamoci nel contesto dell’anno 80: Gesù non c’è più fisicamente, i testimoni diretti sono tutti scomparsi, gli altri, che hanno vissuto l’esperienza dell’amore di Dio, si chiedono cosa fare affinché la folla non sia allo sbando; come trasmettere quell’esperienza liberatoria? Come continuare ad essere un unico corpo in quelle circostanze?
La soluzione, vista con gli occhi di Matteo, è semplice: predicare e curare nel modo che Gesù ha insegnato loro, trasmettere quell’amore ricevuto. Gratuitamente.
Come Lui ha fatto, loro possono continuare… sembra facile…
In ogni caso, questo è un messaggio che struttura la Chiesa e ha dei precedenti biblici rilevanti, per esempio, in Nm 27,15-21, quando Mosè, alla fine della sua esistenza, prega il Signore di dare una guida a Israele o in Ez 34,23, quando il Signore fa di Davide il pastore di un popolo maltrattato e lacerato.
Matteo colloca quest’episodio in un punto diverso della sua narrazione rispetto al passo parallelo di Marco; in Matteo la commozione di Gesù per le “pecore senza pastore” precede l’invio dei discepoli in missione. Il Cristo, al pari di un nuovo Mosè o di un nuovo Davide è IL pastore che istruisce e si prende cura del gregge; la Chiesa ne continua la missione.
Nel Vangelo di Marco, invece, si coglie un altro aspetto, perché la commozione di Gesù segue l’invio. Il Nazareno ha parlato alla folla e, provando compassione, compie la prima moltiplicazione dei pani. Dopo, si ritira a pregare, quasi a suggerirci che il vero pastore è Dio Padre, al quale il Figlio stesso si volge, indicando così l’origine e la meta della vita e dell’uomo; per noi è un segno importante. Lo smarrimento e la confusione delle persone commuovono Gesù, perché il punto di riferimento mancante a quelle “pecore senza pastore” è Dio Padre; Gesù piange per le sofferenze del prossimo e probabilmente perché sa che il suo incredibile “successo” e quello dei suoi discepoli tenderà a far sì che molti guarderanno a Lui stesso e ai suoi discepoli come a punti di riferimento al posto di Dio, cosa che aumenterà la confusione.
Credo questo sia anche uno dei motivi per cui Gesù invitava spesso i discepoli a non parlare delle sue opere di guarigione.
Nel mondo agiscono i demoni – si dice nei Vangeli – cioè i sentimenti e le volontà malvagie – come forse saremmo più disposti a chiamarli oggi; tutti i tentativi umani di sostituirsi a Dio sono da annoverarsi tra questi demoni, a questa tentazione sono esposti anche gli inviati, quasi come nell’antico adagio: mentre il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.
Gesù annuncia il regno di Dio, non il suo; la volontà del Padre, non la propria; la volontà di Dio è che le creature rimangano nel suo amore, il nuovo comandamento è l’unica legge che fa vivere l’uomo, comprensibile sia per la ragione, che per il cuore umano.
Per noi la questione rimane inalterata nel tempo: come comprendere, seguire e raccontare il Vangelo, come rimanere nel Suo amore, come farsi prossimi agli altri, senza essere scambiati per la fonte del bene e, soprattutto, senza sentirsi la fonte del bene che, eventualmente, riusciamo a dare?
Ciascuno potrebbe porsi la stessa domanda rispetto al proprio modo di amare, di voler bene. Per esempio, da dove viene l’amore che si prova per per un figlio o per il partner? Da dove viene questa forza che monta come una marea e rende capaci di vivere per l’altro, senza sentirsi diminuiti in nulla? Cos’è che fa sentire così vivi?
I membri della comunità cristiana sono strumenti pratici per la realizzazione del nuovo comandamento; se ci facciamo prossimi all’altro, questo significa che ci stiamo occupando di ciò che Dio stesso sta facendo. Frapporsi o anche solo pensare di poter ostacolare il Suo progetto è il tradimento peggiore.
“Gesù ebbe compassione di quella gente”: è un manifesto teologico, una proposta di rinnovamento della religione e dell’uomo e ha delle conseguenze. Per tutti.
Dio è uscito dall’Olimpo e dagli imperi, guarda agli uomini e si commuove, non indottrina, ama, cura, nutre, guarisce e libera dalle schiavitù.
Gli uomini sono usciti dall’epoca degli dèi falsi e bugiardi? Hanno smesso di nascondersi? Hanno imparato ad assumersi rettamente la responsabilità dell’eredità ricevuta in dono per poterla trasmettere? In altri termini, abbiamo imparato ad amare?
Il Signore è il mio pastore, recita il salmo 23.
Erano come pecore senza pastore, dice il Vangelo…
Avevano dimenticato Dio?
Avevano perso la strada per arrivarci?Erano persone sbandate?
Tutti avevano bisogno di amore; tutti hanno bisogno d’amore, tutti possono darlo, l’importante è rendersi conto di essere attraversati da quella marea che non finisce, perché la fonte è inesauribile.
(E non scansarsi).
Rimanere in Cristo è semplicemente questo.
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