Battesimo del Signore

El Greco - Battesimo del Cristo, particolare con ritocco

Tu sei mio figlio, in te trovo la mia gioia

Domenica 9 gennaio 2022, – Anno C
Festa del Battesimo del Signore
Luca 3,15-16; 21-22

Siamo nella stagione degli auguri. Li presentiamo, li riceviamo. Ma queste sono parole spesso stereotipate: felicità, salute, realizzazione di progetti.
Oppure quest’anno hai sentito qualcosa di sorprendente, stimolante, eccentrico, qualcosa che tracci una linea oltre le abitudini sociali per indicare un altro orizzonte? E quali sono i desideri che tu stesso formuli? Di quali aspettative stiamo parlando? Dov’è il volto di Dio intorno a te? Aspetti il Messia?
“Non è per me, è già arrivato, l’attesa è finita.”
Oppure: “Non verrà mai, che senso ha aspettarlo?”
O ancora: “Non mi riguarda, non so chi sia, non so cosa farebbe se arrivasse.”

Il Vangelo parla di un popolo in attesa intorno a Giovanni Battista. In attesa di cosa? Un cambiamento politico? Una migliore gestione delle risorse economiche? Tenendo conto della miseria delle popolazioni rurali rispetto agli abitanti delle città? Oppure, contestualizzando solo al presente, l’uscita dalla pandemia? Una guarigione universale da ogni malanno?
Il testo non dice nulla al riguardo. Nel frattempo, è sempre a portata di mano il vecchio impegno: camminare con giustizia e senza superbia, camminare per incontrare il prossimo con lo stesso amore che desidero ricevere.
Ora è chiaro che questo impegno non si sta realizzando: vince la contraddizione interiore.
Se Dio non viene ad aiutare il suo popolo in difficoltà, la verità non germoglia dalla nostra terra. Allora, che mandi il suo Messia! Possa Egli adempiere ai voti degli anziani e liberarli da questa insopportabile confusione tra grano e pula non necessaria. O ancora riprendiamo quel canto di Avvento che diceva: “O cieli piovete dall’alto… o nubi fate piovere il Santo” (cfr Isaia 45,8).

Quando Gesù arriva sulle sponde del Giordano le aspettative messianiche si innalzano come una potente speranza nei cuori stanchi delle regole religiose. Eppure, emerge un contrasto sorprendente. Giovanni non ha menzionato la profezia di un Figlio dell’uomo dal cielo? Ed ecco, invece, un viandante come gli altri. Giovanni non aveva annunciato un battesimo di fuoco e di Spirito Santo? Ed ecco un uomo che si lascia immergere nelle acque del Giordano, come tanti altri.
Luca ne è entusiasta, afferra il contrasto e ce lo descrive. Nessuna questione per Luca di scegliere tra Giovanni o Gesù, ovvero tra le attese legate ai cammini e ai fallimenti di sempre e la realizzazione graduale che si manifesta attraverso l’uomo di Nazaret. Gesù chiede il battesimo: è solidale con quelli che si sono allontanati dallo splendore del tempio di Gerusalemme per raggiungere Giovanni sulle rive del Giordano.
Questo fiume non era il confine con la Terra Promessa? Tuffarsi per raggiungerla, non è riconoscere che l’ascolto di quella voce è andato perso, insieme al colloquio con essa?
Desiderare il perdono, liberarsi di ciò che più intollerante troviamo dentro noi stessi, non è trovarsi in presenza della longanimità di Dio? Il Nazareno è lì, come un peccatore, come me, come te, non finge, né davanti agli umani, né davanti a Suo Padre, perché si prende cura della nostra umanità, che condivide. Si prende cura del peccato del mondo.
Il cielo si apre, dice l’evangelista. Non al momento del battesimo, ma dopo. Gesù sta in preghiera. Ignoriamo le sue parole, eppure veniamo introdotti in una sorprendente intimità, e lo Spirito di Dio viene a posarsi su di lui, come una colomba che trova finalmente un luogo di riposo, una dimora definitiva. E la voce? Dice la presenza di Colui che desidera essere riconosciuto come Padre. Questa teofania non assomiglia alle manifestazioni divine trasmesse dai profeti e mette in crisi le aspettative. Invita al silenzio perché risuoni alle nostre orecchie una parola che è destinata a noi come di rimbalzo: “Tu sei mio figlio, in te trovo la mia gioia.” I nostri desideri e i nostri auguri reciproci potrebbero echeggiare questo?

Piovete, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e produca la salvezza.

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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